Guerra Ucraina: oligarchi russi i primi dissociati


Nella serata di lunedì 28 febbraio la Ue ha pubblicato una lista nera contenente i nomi degli uomini d'affari legati strettamente al presidente russo Vladimir Putin.
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Nella serata di lunedì 28 febbraio la Ue ha pubblicato una lista nera contenente i nomi degli uomini d’affari legati strettamente al presidente russo Vladimir Putin.

Si tratta dei famigerati oligarchi, diventati miliardari alla fine degli anni ’90 con le privatizzazioni delle ex aziende di Stato, nei settori delle telecomunicazioni del petrolio, dell’acciaio, delle materie prime, e che poi nel corso degli anni duemila fino ai giorni nostri hanno investito le loro fortune nei mercati occidentali comprando palazzi nelle città, ville nelle località più prestigiose e yacht di dimensioni enormi.

Nelle acque turchesi della Costa Smeralda la scorsa estate ha fatto capolino proveniente da Gibilterra il “Nord”, nuovo megayacht di 142 metri di Alexei Mordashov, 56 anni, principale azionista del gruppo metallurgico Severstal e titolare di un patrimonio oltre i 25 miliardi di dollari.

Mordashov nel 2013 aveva rilevato dalla famiglia Lucchini le acciaierie di Piombino ma non è riuscito a rilanciarle e dopo un breve periodo le ha lasciate in mano alle banche creditrici.

In quell’anno ha anche acquistato la villa Parodi a Portisco, a sud di Porto Cervo, per 66 milioni, ed è stato accusato di evasione fiscale per 6 milioni.

Mossi dall’intenzione di ostentare ricchezza e acquisire territori, non pochi danni sono stati creati anche nella nostra economia.

Finora questi signori del denaro russo, quasi sempre veicolato attraverso paradisi fiscali ed il sistema bancario di Cipro, avevano giurato fedeltà a Putin, promettendo di assecondare tutte le mosse del presidente in cambio del mantenimento delle loro ricchezze.

Chi non ha obbedito a questo patto occulto, come Mikhail Khodorkovsky, è stato spogliato delle proprietà e mandato in carcere con accuse false, oppure costretti all’esilio, c’è anche chi ha deciso di suicidarsi.

Mikhail Khodorkovsky nel 2003 era l’uomo più ricco della Russia, con un patrimonio stimato di 15 miliardi. Negli anni ’90 si impadronì delle principali aziende del Paese, specialmente quelle nel campo dell’estrazione delle materie prime, come la Yukos Oil.

Feroce oppositore di Putin, nel 2003 venne arrestato per frode fiscale e scontò dieci anni di carcere. Rilasciato nel 2013, Khodorkovsky lasciò la Russia costretto all’esilio. Attualmente vive a Londra.

Boris Berezovskij invece faceva parte della cerchia di oligarchi che approfittò dell’ondata di privatizzazioni dell’era Eltsin negli anni ’90.

Dopo aver sostenuto economicamente la campagna che portò all’elezione di Putin nel 2000, Berezovskij ne diventò oppositore.

Accusato di frode ed evasione fiscale, lasciò la Russia per la Gran Bretagna, dove fu trovato morto suicida nel 2013 a 67 anni, nello stupore di parenti ed amici i quali lo vedevano in pieno godimento della vita e delle sue fortune.

Qualche incrinatura nel sistema rosso di potere e denaro sembra però manifestarsi.

A supportare l’humus negativo le stime di Forbes, secondo la quale l’invasione dell’Ucraina è costata finora 128 miliardi di dollari solo agli oligarchi russi più ricchi.

I pacchetti di sanzioni finanziarie messi a punto dall’Occidente vanno a colpire i loro interessi economici causando perdite nei loro patrimoni miliardari.

Ma vediamo chi sono gli uomini d’affari più in vista del Paese.

Negli ultimi giorni due degli oligarchi più vicini a Putin, cioé Mikhail Fridman Oleg Deripaska, hanno espresso opinioni contrarie alla guerra in Ucraina.

  • Mikhail Fridmanha inviato una lettera al suo staff alla sede londinese della sua società di private equity LetterOne. “Non faccio dichiarazioni politiche, sono un uomo d’affari con responsabilità nei confronti delle mie migliaia di dipendenti in Russia e Ucraina. Sono convinto che la guerra non potrà mai essere la risposta.

Vive tra Mosca e Londra. Forbes stima il patrimonio di Fridman in 15,5 miliardi di dollari. Ha 57 anni, ha creato e controlla Alpha Bank, la più grande banca privata russa, ed è tra gli ultimi a essersi arricchito con le privatizzazioni di fine millennio

È il primo oligarca russo  con una significativa presenza patrimoniale nei Paesi occidentali a criticare apertamente il conflitto, dopo le sanzioni che di fatto sono rivolte proprio agli oligarchi.

  • Oleg Deripaska, molto vicino a Putin, ha dichiarato che è arrivato il momento di porre fine al “capitalismo di stato” in Russia.

Deripaska è il fondatore di Basic Element, uno dei più grandi gruppi industriali della Russia. “Re” dell’acciaio, possiede energia, metalmeccanica e aeroporti. Nel 2008 il suo patrimonio era di 28 miliardi.

  • Roman Abramovich, classe 1966, iniziò a fare fortuna nell’imprenditoria a fine anni ’80. Ha fondato diverse aziende di import/export, specializzandosi nel settore del commercio di petrolio e derivati. 

Secondo Forbes, nel 2020 il suo patrimonio era di 13,8 miliardi di dollari, cifra che lo ha reso il 113° uomo più ricco al mondo.

Dal 2003 è proprietario della squadra di calcio inglese del Chelsea. A causa dei rapporti tra Abramovich e Putin, dopo lo scoppio della guerra in Ucraina l’oligarca ha affidato la gestione del club alla Chelsea Charitable Foundation, nonostante ne rimanga il proprietario.

  • Gennady Timchenko, ha fondato e possiede il gruppo di investimento privato Volga Group, specializzato in investimenti in asset energetici, trasporti e infrastrutture.

Il suo patrimonio stimato è di quasi 20 miliardi. Timchenko è già stato colpito dalle sanzioni internazionali dopo la guerra in Crimea del 2014.

  • Yuri Kovalchuk, noto per essere il banchiere personale di Vladimir Putin è tra gli oligarchi più vicini al presidente russo.

Possiede molti mezzi d’informazione del Paese. Nel 2008 Forbes lo inseriva tra i 100 uomini più ricchi della Russia, ma dopo le sanzioni imposte a Kovalchuk nel 2014 il suo patrimonio si è notevolmente ridotto.

  • Viktor Vekselberg è il proprietario e presidente della Renova Group, conglomerata che si occupa di materie prime, energia e telecomunicazioni. Possiede 15 uova Fabergé. 

Nel 2021 è tra le persone più ricche del mondo con un patrimonio stimato in 12,5 miliardi di dollari. Molto vicino al Cremlino, Vekselberg sta sovraintendendo i progetti per modernizzare l’economia russa.

Nel 2018 è finito nella “black list” Usa per cui ne ha subito le imposte sanzioni.

  • Mikhail Prokhorov si è arricchito nel settore finanziario, è il 193° uomo più ricco del mondo. È presidente di Polyus Gold e del gruppo Pnexim e controlla la maggior parte della produzione di minerali preziosi nel Paese.

Prochorov è stato anche proprietario dei Brooklyn Nets della Nba fino a settembre 2019.

  • Alisher Usmanov ha un patrimonio netto stimato di 22,6 miliardi di dollari.

Imprenditore e dirigente sportivo, proprietario del quotidiano Kommersant, del secondo operatore di telefonia mobile del Paese e della più grande grande società internet del mondo russo. 

Già azionista di maggioranza di Metalloinvest, conglomerato industriale, è il direttore generale di Gazprom Invest. Dal 2019 il suo gruppo è lo sponsor dell’Everton Football Club.

Igor Bidilo. Petroliere kazako con un patrimonio personale stimato tra i cinquecento milioni e il miliardo di euro ha a disposizione una ricca collezione di passaporti in tasca è diventato il re di Siena comprando bar, ristoranti, immobili, la storica pasticceria Nannini, una tenuta alle porte della città. Con proprietà e interessi anche a Firenze, è suo lo storico caffè Giubbe Rosse, Milano e Roma, Bidilo è la dimostrazione di come i soldi (tanti) e gli amici giusti possano aprire tutte le porte. Specialmente in Italia.

La storia di Igor Bidilo, dei legami con Luigi Di Maio e con il Movimento di Grillo ora raccontata in un libro che tratta della conquista che gli oligarchi stanno facendo di Siena e non solo. In sintonia con gli accordi recentemente firmati da Conte con Putin per rilanciare il turismo in Italia, tenuto conto delle iniziative relative all’applicazione della direttiva Bolkestein, sulle concessioni balneari, ultimo esproprio ai danni di circa 30mila aziende italiane.

© Espresso Sud

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