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Le foto compromettenti possono portare all’addebito della separazione


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Pubblicato il: 20/01/2023

La Corte di Appello di Milano, con la sentenza n. 1019/2002, ha confermato l’addebito della separazione pronunciato in primo grado nei confronti di una donna.
Quest’ultima aveva impugnato la decisione del Tribunale contestando l’esistenza del nesso causale tra la propria relazione extraconiugale (da lei mai contestata) e il deteriorarsi del rapporto. Secondo la moglie, infatti, la crisi coniugale era già in atto nel momento in cui si era verificata l’infedeltà. Inoltre, contestava la valenza probatoria della relazione investigativa prodotta dal coniuge.

Il giudice di secondo grado ha respinto le tesi dell’appellante. La Corte ha sottolineato, tra l'altro, come le foto scattate dagli investigatori assunti dal marito ritraessero la moglie “in atteggiamenti amorosi” con un’altra persona, in costanza di matrimonio.

La sentenza esaminata evidenzia altresì la “stretta contiguità temporale” tra la scoperta dell'adulterio della moglie e il deposito della domanda di separazione da parte del marito.
Nel motivare la propria decisione, la Corte d’Appello richiama la giurisprudenza della Cassazione, secondo cui "possono costituire prova della violazione del dovere di fedeltà coniugale e giustificare, pertanto, l'addebito della separazione, le fotografie che mostrano il marito in un atteggiamento di intimità con una donna che, secondo la comune esperienza, induce a presumere l'esistenza tra i due della relazione extraconiugale” (così Cass. Civ., Sez. I, ord. 24.2.2020 n. 4899).

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